Un’altra prova che PD e PDL sono sempre piú la stessa cosa

Si é vero non identici, dentro non ci sono persone tutte senza speranze o tutte con la stessa capacitá di fare i propri interessi, ma la differenza fra PD e PDL continua a decrescere e c’é appena stata un’altra dimostrazione, alquanto clamorosa. In una trasmissione televisiva Nicola Latorre (Vicecapogruppo PD al senato), Italo Bocchino (Vicecapogruppo PDL alla camera) e Massimo Donati (capogruppo IDV alla camera). Per farla corta Latorre da man forte a Bocchino, che pare accusare un pó l’arrembanza e gli argomenti di Donati, relativi alle nomine in corso. Latorre arriva a dare una nota a Bocchino, che da quella prende spunto per tornare alla carica e riprendere vigore contro Donati.
Ma noi italiani cosa aspettiamo a mandarli tutti affanculo a fare si che PD+PDL alle elezioni prendano lo 0.1%? Cosa dobbiamo aspettare di vedere che si passano i soldi dei pizzi per la TAV, gli Inceneritori, le opere in cui si spende il 300% del dovuto, aspettiamo che confessino? Svegliamoci, se non sono uguali, iniziano ad essere sempre piú indistinguibili, se la base, cioé la gente non inizia a pretendere, questi partiti non potranno mai avere stimolo a cambiare, tutto andrá bene fra spartizioni e ruberie!!!

Vi riporto un post su voglioscendere.it che ne parla, ed il relativo filmato con l’accaduto.

Istruttiva scenetta l’altra mattina a Omnibus, rilanciata da Striscia la Notizia. In studio, a La7, si discute della Vigilanza Rai con Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato, Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera e Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera. Bocchino, poveretto, non riesce a spiegare a che titolo il Pdl pretenda di scegliersi il presidente della Vigilanza. Ma, a levarlo d’impaccio, accorre Latorre: afferra furtivo un giornale, scrive alcune brevi note e le passa al presunto avversario. Bocchino legge e ripete a pappagallo: “Caro Donadi, non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando”. Ora, a parte il fatto che Pecorella non può andare alla Consulta perché è un deputato, è un imputato, è l’avvocato del premier ed è autore di leggi incostituzionali (compresa una all’attenzione della Consulta), la Consulta c’entra come i cavoli a merenda: i giudici costituzionali li elegge il Parlamento coi due terzi dei voti, dunque la maggioranza indica un nome super partes e lo sottopone al vaglio dell’opposizione. Il capo della Vigilanza lo sceglie l’opposizione, tant’è che ai tempi dell’Ulivo il Polo indicò Storace e l’Ulivo lo votò senza fiatare. Tutto giulivo per il suggerimento (sbagliato) accolto, il suggeritore ha strappato il brandello di giornale e l’ha appallottolato. Forse perchè dimostra due cose. 1) Memore del caso Unipol, Latorre ha smesso di telefonare ed è passato ai più sicuri pizzini. 2) Anche Latorre, per strano che possa sembrare, serve a qualcosa: quando un berlusconiano è in difficoltà, lui lo soccorre.

ps: un altro post di Voglioscendere.it, fresco fresco, sempre sulla stessa questione, firmato da Peter Gomez.

Ora c’é pure il video con il cosidetto pizzino. Fa piú che altro ridere, ma lo metto tanto per completezza!!! Il fatto che Latorre nemmeno si sia premurato di nascondere il passaggio del giornale e abbia pure lasciato l’appunto in studio, fa capire come questi si sentano in una botte di ferro, qualsiasi cosa facciano hanno sempre tempo e modo per giustificarsi con trasmissioni e giornalisti ridicoli che remano dalla stessa parte del sistema PD-PDL.