Il Clima dell’Energia: sunto con pensieri annessi

Mi permetto di pubblicare un sunto/commento di alcuni concetti e informazioni che mi sono rimaste in mente con la lettura di “Il clima dell’energia”, Limes numero 6/2007, vedi il post relativo, che poi solo ora che sono andato a pescare il link, mi rendo conto che e’ quello precedente a questo, :)

La gestione delle materie prime e dell’energie del pianeta, oltre ad essere un complicato problema relativo alla scoperta e commercializzazione delle stesse, si intreccia fortemente con gli equilibri geopolitici. Volendo fare un quadro veloce a punti, l’energia e’ suddivisa in produzione di energia elettrica da una parte, ed in energia necessaria per il trasporto dall’altra. Tutti e due importanti, ma con mercati abbastanza separati e previsione soprattutto molto diverse per il futuro.
Le risorse fra certe, stimate, previste, indicano in generale che ci sia:

- petrolio per 40 anni (con il dubbio tecnologia per le riserve piu difficoltose da estrarre)
- gas naturale per 70 anni (con l’incognita dei costi e metodi di trasporto)
- carbone per quasi 200 anni (con l’incognita delle emissioni di CO2)
- uranio per 30/40 anni (pare senza grosse possibilita’ di estensione)

Ovviamente queste cifre nude e crude dicono poco.

In primis il petrolio,
le stime sono contradditorie e varie, alcune associazioni/nazioni/compagnie hanno interesse a gonfiarle, mentre altri al contrario a tenerle piu’ caute. Inoltre, anche se tutti fossero in buona fede il petrolio presto avra’ un picco di produzione, dopodiche’ potranno soltanto essere le qualita’ delle tecnologie a mantenere la produzione. Infatti molti pozzi avranno una estrazione piu difficile e le tecniche per ottenere il petrolio piu difficile sono ancora da sviluppare. Si prevede quindi che il picco
del petrolio avverra’ molto presto, fra il 2012 ed il 2020 al piu tardi, dopodiche’ il petrolio distribuito calera’, e di conseguenza le produzioni di energia si dovranno differenziare.

Poi c’e’ il gas,,
con piu riserve ma di piu difficile gestione e soprattutto trasporto. C’e’ per ora una guerra strategica per il trasporto, che e’ ancora piu vincolata e limitata del petrolio. Per il trasporto del petrolio, e’ importante il controllo militare delle rotte principali (Suez e stretto di Malacca su tutti
ma presto anche il nuovo passaggio a Nord grazie allo scongelamento del polo Nord). Chi se lo garantisce si assicura il passaggio delle petroliere, chi non le controlla puo’ solo affidarsi agli altri, e sudendo le conseguenze. Questo spiega tante mire simil-”espansionistiche” degli USA, della Cina ed altri. Non c’e’ un nuovo colonialismo, ma solo una necessita’ di avere basi militari nei posti giusti, od almeno a tiro di portaerei. Per il gas attualmente i gasdotti sono il metodo quasi unico, quindi chi vuole il gas (e dall’altra parte chi lo vuole vendere), deve mettersi in condizione di fare (o imporre) accordi per costruire i gasdotti, facendoli passare per nazioni che anche in futuro potra’ tenere a bada. Questo per evitare ripicche di qualsiasi tipo, in caso di disaccordi futuri nelle relazioni fra paesi. Un esempio lampante e’ la Russia e l’Ucraina, nella fornitura di gas all’Europa. Un gasdotto passa dall’Ucraina e rifornisce l’Europa. Se la Russia non sa tenere in scacco l’Ucraina con ricatti piu o meno moralmente accettabili, rischia il suo contatto con l’Europa, cosi l’Europa dall’altra parte, e’ combattuta fra il cercare un’alternativa al gas Russo, senza pero’ inimicarsi la Russia che per ora e’ un fornitore insostituibile per l’Europa. Allo stesso modo l’Europa deve stare attenta ai rapporti con l’Ucraina, non deve farla ricadere sotto il controllo della Russia ma allo stesso tempo spalleggiare troppo un distacco dell’Ucraina dalla Russia farebbe certamente innervosire la Russia con possibili minacce sulla forniture di gas. Su questo fronte, le concessioni verbali dell’Europa verso la Turchia, nel processo per farla entrare nella UE, fa pensare alla questione gas. C’e’ un piano per un gasdotto, che andrebbe da Trieste verso la Turchia consentirebbe all’Europa di avere una fornitura di gas che non dipenderebbe dalla Russia, niente male per l’Europa, poco bene per la Russia, che per quanto puo’ certamente sta osteggiando il progetto. L’altra cosa relativa al gas e’ la sua liquefazione per congelamento con la relativa rigassificazione. In pratica si mette il gas in navi adeguate per il trasporto in forma liquida, a destinazione il gas viene riportato allo stato gassoso ed immesso nella rete di consumo oppure bruciato per produrre energia elettrica. La Russia ovviamente vuole tenere i suoi privilegi di fornitore via gasdotto, mentre l’Europa farebbe bene ad avere abbastanza gassificatori, per darsi la possibilita’ di slegarsi dalla fornitura Russa in caso di problemi politici e/o economici.

Il carbone,
prima di tutto ce n’e’ tanto, la fonte fossile piu ricca. E’ meno comodo del petrolio da estrarre ma e’ abbondante, purtroppo produce piu CO2 del petrolio stesso. Ovviamente chi lo ha in casa lo usa, perche’ altrimenti dovrebbe andare a comprare petrolio altrove. Quello che ora sta rilanciando il carbone e’ duplice, primo la sua abbondanza, quindi tanti paesi che non hanno petrolio o ne hanno poco, hanno carbone (gli USA da soli hanno piu riserve di carbone di Russia e Cina insieme). Il secondo fattore e’ la tecnologia, oggi si parla, anche in Italia, di carbone pulito. Non perche’ ne abbiano scoperto un tipo che bruciando non inquina, ma perche’ la tecnologia sta promettendo, per i prossimi 3/5 anni gia’ qualche cosa dovrebbe essere pronta, dei sistemi per catturare la CO2. Si creerebbero cosi delle centrali elettriche a carbone, che catturano la CO2 prodotta, permettendo cosi di avere energia dal carbone senza produrre CO2 oppure con emissioni molto basse. Purtroppo questo fronte si basa su miglioramenti tecnologici non ancora effettivi, anche se probabili. La cosa pero’ meno sicura non e’ riuscire a catturare la CO2, questo pare che si fara’, ma come stoccare poi il risultato della cattura. Si parla del fondo degli oceani e cose simili, ma non c’e’ la sicurezza che questi metodi non comportino il rischio che il contenuto venga in un qualche momento poi liberato nell’atmosfera. A mio parere, e’ quindi un campo da tenere come potenziale, ma su cui puntare decisamente solo quando l’efficienza della tecnologia sara’ sufficientemente garantita e i metodi di stoccaggio affidabili.

Una nota per il nucleare,
pare non avere piu futuro (si parla di fissione, per la fusione nucleare si spera di avere buone news fra 15/20 anni. Personalmente spero che il progetto Iter, sponsorizzato da un consorzio europeo dia buone news in 10 anni). Di uranio pare essercene per massimo 40/50 anni, e se decidi oggi di fare una centrale, quella inizia a produrre fra 10 anni, poi quando la chiudi ti servono altri 10/15 anni per smantellarla. Insomma pare proprio che quel Nucleare, usato oggi sia una tecnolgia morta, ovvio, chi le centrali gia’ le ha fa bene ad usarle finche’ ha Uranio, ma anche i costi sono nettamente superiori ad altre alternative, resta il non rilascio di CO2, volendo dimenticare i rischi di incidente.

E le rinnovabili?
Le dinamiche sono tante e i feedback sulle scelte degli altri vari e imprevedibili, lo stesso prezzo alto del petrolio in questo momento credo sia una manna per le speranze degli ecologisti, la spinta verso fonti alternative con un barile a 100 dollari e’ fortissima. Infatti dimenticando il settore trasporto, nel settore energia elettrica le fonti rinnovabili sono gia’ competitive ed hanno gia’ una quota rilevante del mercato mondiale. Idroelettrico, solare ed eolico con il petrolio a 100 dollari al barile trovano investimenti come non mai. Purtroppo ci si deve confrontare con il tempo, la Cina sta costruendo una nuova centrale a carbone ogni settimana, 10 giorni, mentre gli USA stanno spingendo per la creazione di tantissime nuove centrali a Carbone. L’industria del carbone USA e’ quella che sposorizza di piu la politica, in proporzione ai proprio introiti, arrivando a dare addirittura un 5% del proprio fatturato, una cifra incredibile (spiegabile con i 250 miliardi di medtri cubi di riserve di carbone degli USA, in pratica al consumo attuale, potrebbero mantenersi per 200 anni solo con quello).

e i Biocombustibili?
Dall’altro lato sull’energia per il trasporto stanno emergendo i biocombustibili. Questi hanno un grosso problema, l’impatto ambientale e gli equilibri economici che causano. Infatti se si trasformano x-milioni di kmq di terreno ad agricoltura per i carburanti, gli squilibri del mercato agricolo possono portare a conseguenze molto gravi, prima fra tutte alzare i prezzi del cibo. I rialzi italiani di pane e pasta sono seguito dei rialzi in tutto il mondo occidentale di alcuni generi alimentare, come il mais (anzi in alcuni paesi del sudamerica sono aumentati del 200% e piu, e non del 10% come in Italia). Inoltre dei 20/30 tipi di biocombustibili, in teoria sbandierati come
rinnovabili, parecchi si dimostrano peggiori del petrolio nel bilancio totale dell’inquinamento.
Infatti i campi vanno arati, seminati, curati, il prodotto raccolto, poi trasporato lavorato e si ottiene il combustibile. Inoltre sempre una combustione c’e’ al termine, quindi CO2 viene rilasciata. Solo alcuni dei biocombustibili paiono nettamente migliori del petrolio, ma pare che le colture piu spinte per ora, come il mais, non siano fra queste. Quindi a mio parere i biocombustibili sono rinnovabili con riserva. Questo perche’ se per usarli disintegri biodiversita’,
il ciclo agricolo e prosciughi i fiumi per irrigare, poi la rinnovabilita’ te la giochi in 10/15 anni. Secondo solo alcune colture sono sostenibili, cioe’ riducono quanto serve la produzione di CO2. Un’alga pare la migliore, viene coltivato un segmento di oceano, e queste alghe crescono in modo smisurato, inoltre mentre crescono assorbono CO2. Una volte raccolte ed assicate, producono quantita’ immensamente superiori di biocombustibile rispetto alle piante terrestri.

Previsioni infauste ma forse no,
tirando somme quasi impossibili da tirare, alcune previsioni superpessimistiche forse lo sono troppo. E’ impossibile dire se il riscaldamento del pianeta sia causato dall’uomo, ma sopratutto in che percentuale, ed ancora piu’ impossibile e’ essere certi se e’ troppo tardi o meno per cambiare qualche cosa. Il trend della popolazione terrestre e’ lontano da passate previsioni apocalittiche. La crescita della popolazione e’ da tempo in diminuzione e ogni seria previsione indica il picco fra 8.5 e 10 miliardi di abitanti, attorno al 2050, seguito da una fase di stabilizzazione della popolazione su quelle cifre. Le capacita’ di migliorare la produzione agricola sicuramente fanno pensare che sarebbe possibile vivere in 10 miliardi (qualcuno dice che in teoria anche 35 miliardi potrebbero vivere sulla terra) ma il problema sta nel gestire l’energia. Non c’e’ posto di certo per 10 miliardi se consumano come gli statunitensi di adesso, ma anche se consumassero come gli italiani di oggi sarebbe un problema. C’e’ pero’ spazio per 10 miliardi che consumano meno, e l’ottimizzazione dei consumi e’ gia’ in atto da tempo, quindi piu che possibile (cioe’ gia da tempo alcuni paesi aumentano il consumo di energia di meno risetto all’aumento di popolazione, cio’ significa che stanno migliorando il consumo pro capite. L’Europa e’ la migliore da questo punto di vista). Insomma, io mi limito a sperare che il petrolio resti a prezzi alti, per abbastanza anni ancora da innescare completamente la ricerca scientifica e commerciale di fonti alternative (i biocombustibili avevano avuto un accelerazione con la crisi del petrolio del ’73, per poi essere quasi abbandonati visto che il petrolio era tornato a livelli bassissimi. Ora, con il petrolio verso i 100 dollari al barine,non a caso e’ ripartita alla grande). Le rinnovabili vanno spinte al massimo, si creano in loco, non c’e’ trasporto e vengono stemperati tutti i rapporti geopolitici. Le sette sorelle non fanno piu’ paura a nessuno, da tanti anni le compagnie di stato ed altre hanno sottratto loro importanza, ad oggi le famose sette sorelle forniscono si il 24% del petrolio mondiale (comunque “solo” un quarto) ma hanno solo il 6% delle riserve. Le compagnie petrolifere sono oramai organi di stato o quasi, e nonostante non siano migliori delle antiche sette sorelle, un po’ di distribuzione di questo potere non puo’ che fare bene per ottenere degli equilibri geopolitici piu’ “equi”.

Un consiglio spassionato?
Leggetevi “Il Clima dell’Energia”, numero 6/2007 di Limes (www.limesonline.it) e fatevi un bel abbonamento annuale, costa molto poco, ma da veramente tanto in termini di informazione.